L'iniziativa di «Villaggio Globale»

La nostra campagna con ecolabel.it

Un impegno per diffondere il turismo sostenibile

La nostra campagna è iniziata il 15 settembre e sono state spedite newsletter settimanali a più di 1.700 utenti, sono pervenute (sino alla fine ottobre) cinque richieste di informazioni e si sono iscritti 80 operatori. Sono questi i numeri di circa due mesi di vita del sito ecolabel.it creato in occasione della campagna europea di sensibilizzazione "European Flower Week Campaign 2004". Le iscrizioni alla newsletter si sono stabilizzate su 2-3 al giorno e le visite su una media di 86 giornaliere.

L'iniziativa aveva lo scopo di diffondere notizie sul marchio ecolabel, segnatamente quello turistico, facilitando la conoscenza di quanto si fa in Italia sia dal punto di vista della ricettività sia da quello delle aziende collegate all'edilizia, al risparmio energetico, all'alimentazione, ecc.

Un'esperienza illuminante dal punto di vista del mercato e dei bisogni. Da una parte siamo entrati in contatto con aziende arroccate nella loro attività, attente agli investimenti fino alla chiusura verso il settore della comunicazione che, al contrario, dovrebbe essere il vettore della conoscenza. Dall'altra abbiamo registrato un bisogno di informazione e di comunicazione elevati. La prova sono i contatti che si sono triplicati nel secondo mese e, inoltre, le richieste di informazioni rilevavano la non conoscenza degli Enti che promuovono la certificazione, infine è da sottolineare che la richiesta di iscrizioni al sito è fatta da operatori, tecnici e giornalisti, ma non da aziende. Un mondo, quindi, che non comunica o comunica poco, che avverte la necessità di farsi conoscere ma che sbaglia o non fa comunicazione, che sente il bisogno di essere informato ma che non trova i comunicatori giusti.

Certo i numeri che abbiamo trattato in poche settimane sono piccoli ma le statistiche non si fanno su grossi numeri e considerando che il target a cui ci siamo rivolti è quello del settore le conclusioni possono tirarsi con una onesta approssimazione verso la realtà.

E la realtà è che in Italia esiste soltanto un agriturismo che ha ottenuto l'ecolabel mentre c'è un piccolo boom di certificazioni negli altri settori. Altra contraddizione ma il perché è semplice. Perché è più conveniente vendere sul mercato europeo o internazionale i prodotti più vari, ma per il turismo nostrano fino a quando il sole e il mare, l'arte e il paesaggio tirano si può continuare a... risparmiare.

E invece la promozione turistica è anche promozione di qualità. È un dato che va aggiunto agli altri quando si fanno i bilanci del calo di presenze, ormai inarrestabile da due anni a questa parte, per i nostri operatori. La paventata reintroduzione della tassa di soggiorno, il costo della benzina e delle autostrade e tutta una serie di gabelle che gravano sul settore, sono certamente responsabili della perdita di competitività. Bernabò Bocca, presidente di Confturismo, denuncia tout court la mancanza di una politica vera e costruttiva per il rilancio del settore. E segnala che "basta vedere quanto investe il nostro paese in promozione turistica rispetto ai principali competitor europei: solo 24 milioni di euro nel 2004 contro i 103 della vicina Spagna o i 74 dei cugini d'Oltralpe; o ancora è sufficiente paragonare le aliquote Iva di alberghi e ristoranti che, sulle imprese di casa nostra, gravano per il 10% contro, ad esempio, il 7% della Spagna o l'8% della Grecia, paesi a forte vocazione turistica, come pure accade per agenzie di viaggi e stabilimenti balneari".

Tutto questo però deve poggiare sull'humus della qualità. L'ecolabel turistico è sì un fatto economico ma prima ancora è un fatto culturale. È la percezione dell'ambiente che si ha a dettare gli interventi. E la percezione è purtroppo bassa. Il turismo è il Moloch per cui si sacrificano paesaggio, beni culturali e beni ambientali. In suo nome si aprono strade inutili e cantieri insostenibili. Solo per un fatto economico sono ben posizionate le strategie di risparmio energetico, ma basta spostarsi nel campo dei rifiuti e notare come il problema è risolto solo in presenza di un Comune attivo ma quasi niente si fa per ridurre, ad esempio, la quantità degli ingombri.

In buona parte per queste ragioni, comunicare e informare è prioritario. L'industria turismo non può essere una variabile indipendente nel panorama produttivo italiano, deve sempre più diventare il momento di convergenza e diffusione delle politiche ambientali, nell'ambito di una concertazione tutta da inventare e, ahimè, lontano dalla cultura italica. Eppure è un obiettivo da perseguire pena la morte per asfissia o per colonizzazione.

Per questo avevamo già deciso di continuare tramite ecolabel.it a dare il nostro contributo alla diffusione di queste informazioni e ci auguriamo che il coro diventi sempre più numeroso.
 
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