CP Italia: «non è difficile ottenere l'ecolabel, ma quanto costa»

«Ci siamo certificati perché ce l’hanno richiesto i nostri clienti»

CP Italia: «non è difficile ottenere l'ecolabel, ma quanto costa»

L'azienda produce da Bari per il mercato nazionale pitture, smalti, vernici e solventi, per una linea di vernici ad acqua ha chiesto la certificazione ecolabel, che otterrà a breve, ma lamenta la difficoltà culturale ed economica che incontra chi porta avanti una scelta del genere specialmente al Sud

«Abbiamo avviato la richiesta per ottenere il marchio di qualità ecolabel per le nostre vernici ad acqua perché ci è stato richiesto dai nostri principali clienti, le catene della grande distribuzione. Non abbiamo ancora ufficialmente completato tutto l'iter, ma una cosa è chiara: i costi sono notevoli». Non usa giri di parole Gaetano Fazio, responsabile del settore ricerca e sviluppo e capo del laboratorio della CP Italia di Bari, per spiegare cosa ha spinto l'azienda, che produce pitture, smalti, vernici e solventi, a chiedere la certificazione ambientale. La società è praticamente l'unica nel Sud, fatta eccezione per il colorificio Atria di Trapani, a produrre vernici. La distribuzione di Cp Italia copre tutto il mercato nazionale.
«Per noi produttori di qualità non è difficile ottenere il marchio – sottolinea Fazio – gli standard richiesti rientravano già nei nostri abituali livelli di produzione, quello che cambia nella certificazione ecolabel è il controllo delle filiera: ad esempio certe resine che utilizzavamo nella produzione non vanno più bene, abbiamo dovuto cambiare il prodotto di base con un altro più caro del 20-30% e questo ha naturalmente una ricaduta sul prodotto finale. In questo senso il marchio ecolabel è costoso: per noi, per i nostri clienti e per il compratore finale».

Produrre e consumare generi ecologici è un sistema di vita, più che una scelta estemporanea, si tratta di scelte che devono essere sostenute da una politica attenta e coerente, altrimenti gli sforzi di pochi non troveranno mai compimento in un obiettivo positivo. In un periodo di recessione una politica di prezzo fa la differenza tra due prodotti, così come la resa finale. «La qualità di una vernice ad acqua è diversa rispetto ad un solvente acrilico – spiega Gaetano Fazio – deve essere stesa in modo professionale ed ha un rendimento che molti potrebbero giudicare inferiore, anche se non è vero. E il compratore medio non fa il suo acquisto pensando all'ambiente, ma al rendimento finale».
Una modalità di acquisto poco ecosostenibile, inoltre, è tipica più del mercato meridionale, che del nord Italia. «La richiesta di una linea di prodotti ecolabel ci è stata avanzata dai gruppi delle Gdo nostri clienti e che rappresentano più del 50% del nostro fatturato; non se ne potevano ignorare le richieste, ma sappiamo bene che chi compra nel Nord o in Europa richiede certi standard ambientali, mentre nel Sud non c'è ancora questa sensibilità».
L'ambiente ha bisogno di scelte più coraggiose e di campagne di informazione ed educazione più incisive che possano veramente coinvolgere il largo pubblico e possano dare maggior respiro a chi produce nel rispetto dell'ambiente. «Un'azienda che si certifica ecolabel spesso si sente sola – rimarca Fazio - le istituzioni non fanno nulla per sostenere questa scelta e, invece di penalizzare il prodotto inquinante, ne permettono una vendita a costi così bassi da apparire conveniente. Il consumatore compra ecolabel se è educato a farlo, ma non si possono scaricare tutti i costi di comunicazione sulle aziende».
Rita Schena
 
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